Draghi in Senato e lo scontro tra Conte e Di Maio sull’Ucraina

Draghi al Senato in vista del Consiglio europeo di giovedì sull’Ucraina; sullo sfondo c’è la spaccatura nel Movimento Stelle, con lo scontro tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio

• Mario Draghi si è presentato in Senato per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo di giovedì sull’Ucraina.
• A rendere delicato questo passaggio è la spaccatura, evidente, nei 5 Stelle: la linea del leader del Movimento, ed ex premier, Giuseppe Conte, era quella di chiedere che ogni spedizione ulteriore fosse sottoposta al voto parlamentare. Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, ha criticato questa posizione. Alla fine è passata la formula del coinvolgimento parlamentare «ampio».

Ore 21:47 – Di Maio: «Lascio il Movimento, è una scelta sofferta»

Quella di oggi «è una scelta sofferta, che mai avrei immaginato di dover fare: io e tanti altri colleghi e amici lasciamo il Movimento, quella che da domani non sarà più la prima forza politica in Parlamento». Così il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in una dichiarazione alla stampa presso l’Hotel Sina Bernini Bristol a Roma.

Ore 20:08 – Di Maio, addio M5S, pronto nuovo gruppo: alle 21.15 parla alla stampa

A quanto si apprende, il ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio è salito al Quirinale per informare il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla luce dell’imminente addio al M5S che dovrebbe formalizzare nella conferenza stampa fissata per le 21.15. Sarebbe dipeso proprio dalla necessità di fare un passaggio con Colle il tardo orario dell’incontro con la stampa.

Ore 19:29 – Gelmini: Italia continua a sostenerla

«L’Italia continuerà a impegnarsi per sostenere l’Ucraina, per raggiungere una pace che rispetti il diritto di autodeterminazione e la volontà di quel popolo. Perché non può esserci pace e giustizia calpestando la libertà di un Paese sovrano. Saremo ancora al fianco delle più grandi democrazie del mondo, dell’Unione europea e dei nostri alleati della Nato, dalla parte giusta della storia. E questo nonostante le fibrillazioni politiche in qualche partito e un dibattito non sempre all’altezza di un momento così drammatico», ha detto Mariastella Gelmini, ministra per gli Affari regionali e le autonomie. «Quello che conta, al termine di una giornata importante per la riaffermazione del nostro ruolo e della nostra affidabilità internazionale, è che il governo Draghi ha un ampio sostegno del Parlamento per continuare a ricercare una pace giusta, scongiurare una crisi alimentare e umanitaria mondiale, allargare i confini dell’Ue e ripensarne le regole in materia di sicurezza, politica estera e politica economica», ha aggiunto.

Ore 19:12 – Draghi, preoccupato per la tenuta del governo? No

«No». Risponde così il presidente del Consiglio Mario Draghi a chi gli chiede se sia preoccupato per il governo al termine del voto in Senato dopo le sue comunicazioni su Ucraina e prossimo Consiglio Ue. Lasciando Palazzo Madama a chi chiede se sia soddisfatto per l’esito del voto sulla risoluzione si limita ad annuire.

Ore 18:32 – Approvata la risoluzione di maggioranza

È il momento del voto. Respinte tutte le altre quattro risoluzioni, quella presentata dalla maggioranza viene alla fine approvata con 219 sì, 20 voti contrari e 22 astenuti

Ore 18:22 – Il M5S: «24 ore di braccio di ferro col governo»

La centralità del Parlamento è «insostituibile» e dovrebbe essere un concetto condiviso «ma siamo stati costretti da 24 ore ad un incomprensibile braccio di ferro con il governo». Maria Domenica Castellone interviene per il M5S nella dichiarazione di voto (che sarà favorevole) rivendicando per il Movimento il risultato del testo condiviso tra le forze di maggioranza e esortando il premier a non temere il confronto in Aula. Come fatto da altri esponenti pentastellati, anche Castellone chiede al governo di riconfermare il superbonus edilizio del 110%.

Ore 18:19 – Sì convinto da Pd e Forza Italia, FdI non sarà «stampella»

Pd e Forza Italia annunciano il sostegno pieno all’azione di governo. FdI rimarca invece di non volere essere la «stampella» della maggioranza.

Ore 18:10 – Toninelli: «Luigi sta sbagliando»

«Di Maio lo metto sul podio subito dopo Casaleggio e Grillo. È un pezzo fondamentale del Movimento. Lo considero così, parte della storia dei Cinque Stelle. Ma ora sta sbagliando». Lo dice ai cronisti all’esterno del Senato l’ex ministro Danilo Toninelli, sollecitato sulla scissione ormai conclamata nel M5S. «Ma io confido che la divisione non ci sia».

Ore 17:55 – Von der Leyen: «Con Draghi sinergia assoluta, lui è un vero europeo»

Mentre in Aula continuano le dichiarazioni di voto prima della conta sulla risoluzione, Draghi incassa una volta di più un’attestazione di stima e fiducia da parte della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. «È un leader notevole, porta orta stabilità all’ Italia — dice la numero uno di palazzo Berlaymont in un’intervista al Tg2 — . È un vero europeo e ha una grande esperienza ed è davvero importante cooperare in modo stretto. E ciò funziona molto bene con l’Italia». Von der Leyen parla poi di una sinergia assoluta con Draghi e rivela di parlare con lui «su base quotidiana» e di averlo fatto «anche oggi perché ci sono tanti argomenti da risolvere e su cui lavorare insieme».

Ore 17:43 – Salvini: «Problema un ministro degli Esteri sfiduciato dal suo partito»

«Avere un ministro degli Esteri che non rappresenta nemmeno il suo partito è problematico». Matteo Salvini lancia una stoccata all’ex alleato e omologo nel governo gialloverde, con cui i rapporti si erano guastati con la nascita del secondo governo Conte, ma precisa di non essere affatto interessato allo scontro tra Di Maio e il vertice del M5S. «Mi preoccupa — dice però ai cronisti — che questi litigi in casa di altri stiano rallentando l’approvazione del decreto benzina e del decreto siccità. Non capiamo perché il governo non rinnovi lo sconto per benzina e non aiuti agricoltori e allevatori. Sono contento però che grazie alla Lega si sia raggiunta un’intesa sulla risoluzione e che Draghi nel suo intervento in Aula abbia parlato di pace» (QUI il video con le dichiarazioni del leader della Lega).

Ore 17:22 – Draghi: «L’unità del Paese è essenziale»

«In questi momenti, quando il Paese è coinvolto in una guerra, le decisioni che si devono prendere sono complesse, profonde e con risvolti anche morali, avere il sostegno del Senato è moto molto importante per me». È questa la replica di Mario Draghi agli interventi dei senatori. Il premier ha ribadito che il governo continuerà sulla strada indicata dal decreto legge 14/22, quello cioè che autorizzava anche il sostegno anche militare all’Ucraina, con l’invio di armi e in altre forme.

Ore 16:56 – La Lega: «Armi solo per difesa»

La Lega, con Massimiliano Romeo, chiede che il sostegno militare «prosegua nell’ambito della legittima difesa del popolo ucraino, proprio così come abbiamo votato nella risoluzione del primo marzo. E stando attendi che la legittima difesa non diventi a sua volta aggressione». Il Carroccio mette insomma le mani avanti sul tipo di armamenti che potranno essere inviati, con la richiesta implicita di non ricomprendere quelli che potrebbero consentire di colpire in territorio russo. Romeo nel suo intervento parlando del presidente russo usa però più volte l’espressione «nemico Putin» ammonendo a «non fare il suo gioco».

Ore 16:51 – La risoluzione c’è: «Ampio coinvolgimento delle Camere»

Niente lodo Casini, si torna alla risoluzione. La maggioranza sembra avere trovato un’intesa. Ecco il testo che circola in questi minuti e che potrebbe essere quello votato in serata: «Il Parlamento impegna il governo a continuare a garantire secondo quanto precisato dal decreto legge 14/22 il necessario ampio coinvolgimento delle Camere con le modalità ivi previste, in occasione anche dei più rilevanti summit internazionali riguardanti la guerra in Ucraina e le misure di sostegno alle istituzioni ucraine, ivi comprese le cessioni di forniture militari».

Ore 16:44 – Di Battista: «Ignobile tradimento in cambio di poltrone»

Dall’esterno del Palazzo arriva il commento di Alessandro Di Battista, ex leader dell’ala movimentista dei 5 Stelle e oggi battitore libero ma con molto appeal sui «duri e puri» pentastellati. Dibba parla di «ignobile tradimento» l’avere accettato di governare «con tutti» solo per «portare a casa comode poltrone». Questa, dice, non è «responsabilità», con inequivocabile riferimento al termine utilizzato ieri da Luigi Di Maio. «Della nuova scissione nel Movimento non me ne importa nulla — dice — ma mi preoccupano i tentativi di delegittimazione verso chi non osa pensarla come vuole il sistema».

PER APPROFONDIRE

Ore 16:33 – Salgono i consensi per il gruppo «futurista»

Mentre parla l’esponente di FdI Gianbattista Fazzolari, esortando l’Italia a «rispettare le alleanze internazionali», le immagini Rai inquadrano un gran movimento tra i banchi del governo e tra gli scranni dei senatori. Di Maio parlotta con Draghi e gli mostra qualcosa sullo schermo del cellulare. Draghi gli risponde qualcosa, ma il labiale non si riesce a percepire, e con le mani fa dei gesti che sembrano di rassicurazione. Altri senatori di vari gruppi, anche qualche collega di Fazzolari alle sue spalle, consultano il proprio telefonino. Cosa stavano guardando? Forse ognuno cose diverse. Ma il movimento ha catturato l’attenzione della regia Rai. E proprio in quegli istanti l’Agi batteva un aggiornamento sulla raccolta di firme a sostegno di un nuovo gruppo dimaiano, «Insieme per il futuro»: alla Camera, che al momento non è sotto i riflettori, sarebbero già 50 i deputati pronti a passare alla nuova formazione raccolta attorno al ministro degli Esteri, ormai in rotta con i pentastellati.

Ore 16:05 – Niente risoluzione, si va verso il «lodo Casini»

Casini, da veterano delle aule parlamentari, sembra averci preso. Secondo gli ultimi rumors che arrivano dal Palazzo, non ci sarà alcuna risoluzione. La seduta si chiuderà con la votazione sulla formula di rito: «Udite le comunicazioni del presidente del Consiglio, il Senato le approva». Proprio quella evocata dall’ex presidente della Camera. E già si inizia a parlare di lodo Casini. Questo significa ovviamente che alla fine si andrà alla conta: chi è favorevole e chi no, senza ulteriori sfumature. «La risoluzione è morta, il riferimento al decreto Ucraina, le modalità ivi previste…non esiste più nulla di tutto questo».

Ore 16:01 – Gruppo Di Maio si chiamerà «Insieme per il futuro»

Sarebbe «Insieme per il futuro» il nome che il nuovo gruppo dimaiano, in via di costituzione alla Camera e al Senato — l’obiettivo è arrivare ad almeno 45 parlamentari nei due rami del Parlamento — , potrebbe adottare. L’indiscrezione è circolata negli ultimi minuti ed è stata riportata da diverse agenzie di stampa.

Ore 15:54 – Il M5S: diplomazia e confronto. Poi la difesa dell’Ecobonus

Sollecitare iniziative politiche per arrivare al cessate il fuoco e un costante confronto con il Parlamento sulle scelte che impegnano l’Italia nei consessi internazionali. Sono queste le due richieste al governo avanzate dal senatore Gianluca Ferrara, intervenuto per conto del M5S. Ferrara rivendica la necessità di tutelare in primo luogo gli interessi nazionali e invita il governo a realizzare «politiche keynesiane» come l’ecobonus del 110% che venne adottato dal governo Conte, un provvedimento — sottolinea — «che deve essere sostenuto e non osteggiato». Draghi aveva criticato la misura sostenendo che il rimborso garantito dal governo aveva di fatto eliminato ogni forma di contrattazione sui prezzi facendo di fatto triplicare i costi (a carico dello Stato).

Ore 15:36 – Renzi: «Volete dividervi? Fatelo con dignità e onore»

«Un cittadino che segue la politica si sente invaso da un sentimento di sfiducia, vede il buio quando paga la bolletta — è invece il rilievo di Matteo Renzi, leader di Italia Viva —. Mi associo alla definizione di Casini che ha parlato di teatrino. Non sono uno di quelli che si può scandalizzare se all’interno dei partiti si apre una discussione. Ma quello che possiamo chiedere a tutti è di essere seri rispetto alle priorità del Paese. Chi si vuole dividere lo faccia, rispettando la dignità e l’onore di questo Parlamento e non cercando dei finti alibi rispetto alla discussione».

Ore 15:30 – Iniziano le repliche, si parte da Casini

È Pier Ferdinando Casini ad aprire le repliche. «Un tempo — dice — questa seduta si sarebbe chiusa con una sola frase: il Senato, udita la relazione del presidente del Consiglio, la approva». Senza bisogno di alcuna risoluzione. Per l’ex presidente della Camera, «il teatrino che si sviluppando è incomprensibile e palesemente estraneo alla materia in discussione» mentre «nella relazione di Draghi c’è tutto, a partire dal nostro impegno per la pace»

Ore 15:29 – «Abbiamo il mandato per cercare la pace»

«Ricercare la pace, superare la crisi: questo è il mandato ricevuto dal Parlamento, da voi. Questa è la guida della nostra azione» è la conclusione di Draghi. «L’Italia continuerà a lavorare con l’Ue e i partner G7 per sostenere l’Ucraina». (QUI l’intervento di Draghi ricostruito da Marco Galluzzo)

Ore 15:15 – «Preoccupato per la maggioranza? Non so, vediamo»

Intanto, mentre Draghi parla in Aula, le agenzie di stampa rilanciano alcune battute raccolte all’ingresso del premier a Palazzo Madama. Ai cronisti che gli chiedevano se fosse preoccupato per la tenuta della maggioranza, il capo del governo ha risposto: «Ma, non lo so. Vediamo, vediamo…».

Ore 15:12 – «Ucraina nell’Ue, va aiutata a rinascere»

«Spetta a tutti noi aiutare l’Ucraina a rinascere». Un convinto applauso accoglie questo passaggio dell’intervento del capo del governo che evidenzia la necessità di ricostruire il Paese e di «ridare una casa a chi l’ha persa» e di «riportare i bambini nelle scuole». Che ribadisce poi una volta di più che l’Italia vuole l’ingresso di Kiev nell’Unione Europea e vuole che abbia lo status di candidato. Draghi rivendica di essere stati tra i primi a sostenere questa posizione, anche se «sono consapevole che non tutti gli Stati membri condividono oggi questa posizione». Ma l’indicazione della Commissione Ue, a sua volta favorevole, è vista da Draghi come un segnale incoraggiante e di buon auspicio in vista del prossimo Consiglio europeo.

Ore 15:10 – «Sosteniamo l’Ucraina, applichiamo sanzioni alla Russia»

Sosteniamo l’Ucraina e applichiamo sanzioni alla Russia affinché quest’ultima cessi le ostilità e si sieda al tavolo dei negoziati di pace. Draghi sintetizza così la strategia dell’Italia, concordata con i partner europei. «Le sanzioni — puntualizza il premier — funzionano: il tempo ha rivelato e sta rilevando che queste misure sono sempre più efficaci». La situazione internazionale, tuttavia, resta difficile, in particolare per il blocco delle esportazioni di grano che, evidenzia, «stanno già creando carestie nei Paesi più poveri». Anche la riduzione delle forniture energetiche da parte di Mosca sono un problema e questo investe direttamente anche l’Italia, ma il governo — dice il premier — si è mosso per tempo per cercare fonti di approfondimento alternative. Draghi assicura che il nostro Paese sarà meno dipendente dalla Russia «già dal 2023».

Ore 15:08 – Draghi parla al Senato, Di Maio è al suo fianco

È iniziato l’intervento al Senato del presidente del Consiglio, Mario Draghi. Folta la presenza di esponenti del governo. Al suo fianco ci sono i ministri degli Esteri, Luigi Di Maio, e dell’Interno, Luciana Lamorgese.

Ore 14:19 – «In corso raccolta di firme per un gruppo-Di Maio»

Secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, alla Camera si stanno raccogliendo le firme di deputati che si riconoscono come vicini a Luigi Di Maio per la costituzione di un gruppo parlamentare autonomo alla Camera. Di Maio, insomma, si preparerebbe a lasciare il Movimento.

Per costituire un gruppo a Montecitorio servono 20 deputati in base al regolamento.

Secondo fonti «contiane» citate dall’AdnKronos, gli eletti intenzionati a seguire il ministro degli Esteri sarebbero 20-25; fonti vicine a Di Maio parlano di numeri «più importanti». Secondo altre fonti le firme sicure sarebbero dieci.

Al Senato la questione numerica è ininfluente. Per formare un gruppo servirebbe solo un simbolo.

L’annuncio dell’addio potrebbe arrivare già questo pomeriggio o comunque prima dell’assemblea congiunta fissata per domani, alla quale Di Maio non dovrebbe prendere parte.

Ore 13:33 – L’intervento di Beppe Grillo

Nella mattinata, a complicare la situazione interna al Movimento 5 Stelle, è giunto un nuovo intervento del co-fondatore, Beppe Grillo.

Con un post sul suo blog, Grillo — che si era sfogato con i suoi nella giornata di ieri: «Così ci biodegradiamo in tempi record» — ha invitato chiunque voglia cambiare «le regole del gioco» (presumibilmente un riferimento al vincolo del doppio mandato, uno dei capisaldi M5S che aveva già difeso nei giorni scorsi) a farsi avanti: «Luce sia, dunque, sulle nostre ferite, sulla palude e sull’oscurità. Qualcuno non crede più nelle regole del gioco? Che lo dica con coraggio e senza espedienti. Deponga le armi di distrazione di massa e parli con onestà».

Ore 13:27 – L’intesa di maggioranza, che ancora non c’è

Manca un’ora e mezza all’inizio delle comunicazioni di Mario Draghi, e la maggioranza che lo sostiene non ha ancora trovato un’intesa su una risoluzione unitaria.

La bozza su cui si discute prevede un impegno, da parte del governo, a «continuare a garantire, secondo quanto precisato dal Decreto Legge 14.2022, il coinvolgimento delle Camere con le modalità ivi previste, in occasione dei più rilevanti summit internazionali riguardanti la guerra in Ucraina e le misure di sostegno alle istituzioni ucraine, ivi comprese le cessioni di forniture militari».

La riunione delle forze di maggioranza, ora sospesa, riprenderà alle 14, in attesa della risposta dell’esecutivo.

Ore 13:21 – La situazione, punto per punto

(Gianluca Mercuri) Oggi Mario Draghi farà le sue comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo di giovedì sull’Ucraina.

Il discorso del presidente del Consiglio sarà seguito dal voto sulle risoluzioni parlamentari: sullo sfondo c’è la drammatica spaccatura nel Movimento 5 Stelle, con lo scontro tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio che complica sia il quadro politico interno sia la posizione internazionale dell’Italia.

L’appuntamento era atteso da settimane come test sulla postura internazionale dell’Italia e sulla tenuta della maggioranza. Il timore che il vecchio asse populista e filorusso costituito all’inizio di questa legislatura da Lega e 5 Stelle si rinsaldasse per l’occasione e mettesse a repentaglio la stabilità del governo, però, è sostanzialmente venuto meno dopo il primo turno delle Amministrative: il 12 giugno entrambi i partiti — i grillini soprattutto — hanno confermato di essere in fase declinant e e tutti gli osservatori hanno convenuto che il governo ne sia uscito rafforzato. Lo sfarinamento dei grillini resta comunque una mina permanente nel percorso dell’esecutivo. Per oggi, i 5 Stelle non otterranno ciò che chiedevano, ma proveranno a salvare la faccia.

Punto per punto:

Cosa chiedevano i 5 Stelle? Contrari all’invio di nuove armi all’Ucraina, volevano che ogni spedizione ulteriore fosse sottoposta al voto parlamentare.

Perché Draghi ha detto no? Perché il governo «non può stare sotto tutela» e perché il Parlamento ha già votato un decreto legge che autorizza eventuali nuovi invii di armi fino al 31 dicembre. Con il sì degli stessi 5 Stelle.

Cosa si voterà alla fine? I grillini si dovranno accontentare di un documento della maggioranza che esprima la necessita di un «coinvolgimento» del Parlamento prima degli «snodi cruciali» a livello internazionale. Ma in nessuno caso il premier accetterà di sottoporre ogni volta al voto le sue scelte.

Cosa dirà Draghi? Ribadirà la linea dell’Italia, che è quella condivisa con gli altri due Paesi guida dell’Unione europea, Francia e Germania. E cioè che, nonostante l’attuale indisponibilità della Russia, ogni spiraglio negoziale andrà tenuto aperto per la più rapida conclusione possibile del conflitto. Ma proprio per questo, spiegherà ancora una volta il premier, nel frattempo gli ucraini vanno sostenuti e armati perché arrivino al tavolo negoziale nel miglior modo possibile, e non travolti dagli aggressori.

•Perché Conte si agita tanto? Anzitutto per rimediare al suo errore dello scorso anno, quando, anziché mettersi «in riserva» e aspettare una candidatura a premier per il centrosinistra, accettò la leadership di un movimento in crisi di identità e di voti. Ora ritiene che, in vista delle prossime Politiche, la strategia migliore sia ridare ai 5 Stelle un profilo più barricadero. In più, non ha mai digerito la sua defenestrazione da Palazzo Chigi a favore di Draghi.

Perché si scontra con Di Maio? Perché il giovane ministro degli Esteri, al contrario, si è dato un profilo sempre più istituzionale, europeista e atlantista che contraddice i suoi esordi (se ne è occupato Alessandro Trocino sulla nostra Rassegna) ma è imprescindibile per la carica che occupa e per il futuro politico cui aspira.

Quali sono le accuse reciproche? Di Maio dice che il movimento a trazione contiana ha perso proprio lo slancio europeista e atlantista. Conte risponde sdegnato che se il movimento ha mai avuto qualche slancio europeista e atlantista è stato proprio grazie alle sue scelte, quando era premier (il che è vero, ma è in contraddizione col suo ostruzionismo attuale).

•Chi sta con chi? Il grosso del Movimento è con Conte. Ieri si è schierato contro Di Maio anche il presidente della Camera Roberto Fico: «Ci sentiamo arrabbiati e delusi, niente di più, niente di meno. Non c’è nessun Conte-Di Maio. L’unica cosa che c’è è, al massimo, Movimento-Di Maio». Con il leader sta anche il garante (non più) supremo Beppe Grillo, che però pare irritato dalla tentazione dei contiani di cacciare Di Maio: «Così ci biodegradiamo in tempi record».

•Ma Di Maio che farà? L’espulsione è un atto complicato e rischioso, e i contiani preferiscono che se ne vada lui. Di certo prima o poi le strade si separeranno. Non è difficile immaginare che alle prossime elezioni Di Maio sia schierato in un universo centrista che va dal sindaco di Milano Sala a pezzi di Forza Italia. Molto più complicato è un accordo anche con gli altri centristi ultra-draghiani, Calenda e Renzi, con cui prima di istituzionalizzarsi ha scavato solchi personali troppo profondi.

•E alla fine, le conseguenze per il governo? Sul piano concreto e immediato nulle, perché Conte sembra essersi sostanzialmente arreso. Ma in ogni caso per Massimo Franco è «un pasticcio che danneggia la proiezione internazionale dell’Italia», e che si aggraverebbe se i 5 Stelle chiedessero le dimissioni di Di Maio da ministro degli Esteri (a quel punto lui direbbe no e lascerebbe il partito, cosa che comunque farà). Di certo l’auspicio-pronostico di Putin, rispetto a convulsioni che agitassero i governi occidentali, sembra soddisfatto.

•E gli altri partiti? Salvini, che più di tutti — con i dubbi sulle armi ucraine e con la tentata «missione di pace» a Mosca — ha riproposto l’immagine dell’Italia come «ventre molle» dell’Occidente, ora può dire che «il governo non rischia certamente per noi» e che «avere un ministro degli Esteri sconfessato dal suo partito con una guerra in corso non è il massimo». Letta sottolinea che «in questo momento dividersi sarebbe una cosa negativa»: si riferisce alla maggioranza, ma pensa con preoccupazione alla progettata alleanza con Conte, sempre più complicata.

(Questa analisi è tratta da PrimaOra, la newsletter che il Corriere riserva ai suoi abbonati. Per iscriversi al Punto, di cui PrimaOra è uno dei tre appuntamenti, basta andare qui )

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